Franco Cadoni scrittore per bambini

« Bà, ora possiamo avere la nostra terra ».

 

Michele Fadda guardò negli occhi suo padre Giovan Gavino. Non vide niente. Nemmeno un lampo di speranza, solo una profonda tristezza. Quegli occhi avevano visto e conosciuto la miseria più nera, i soprusi che non si raccontano , le umiliazioni che spengono i sogni.

 

Michele attizzò il fuoco, sbucciò quelle tre patate e fece mangiare i suoi anziani genitori. Caterina Angela guardò quel figlio devoto e pianse, forse di gioia, o chissà perchè. In cuor suo , probabilmente, sentiva che per quelle lotte, già durissime, avrebbero pagato un prezzo molto alto.

 

Una madre queste cose le sente.

 

Michele bevve un bicchiere di vino. Lo faceva sempre prima di andare a dormire. Gli piaceva, in quei momenti intimi, ripensare agli avvenimenti dei mesi precedenti, agli incontri, alle liti furibonde, ai contrasti e alla necessità di ribellarsi alla crudeltà di quella famiglia feudataria che aveva ridotto alla fame più nera l’intera popolazione di Ittiri.

 

Non tutta, però.

 

Quando, nel patio della chiesa di S.Pietro, quella folla si riunìì e urlò a gran voce che il tempo della tirannia era finito, Michele sapeva che sarebbe stata dura, che la reazione sarebbe stata veemente. Volle godersi il momento, però. Una manciata di secondi di felicità sconosciuta. Avrebbe accudito i suoi genitori, pensato a un futuro per lui e per i figli che sarebbero venuti. Non necessariamente i suoi. Un futuro rigoglioso.

 

Nella flebile e tremolante luce di quel fuoco rivide delle carte, le studiò. Lui era un rappresentante del nuovo consiglio popolare. Non bisognava sbagliare. Ogni provvedimento andava discusso e ponderato. Lo fece per quasi tutta la notte, poi crollò.

 

Al mattino salutò i suoi genitori, e uscì. Il sole non si era ancora levato, il cielo era limpido. È bello il mattino a Ittiri. È ancora bellissimo.

 

Michele aveva appuntamento in ” Sa carrela longa”. Era in anticipo, decise di fare una passeggiata. Il paese dormiva, poteva godere del silenzio e dei profumi della primavera in arrivo. Sarebbe passato sotto le finestre di Rita, in via Cavour. Quello gli bastava. Indugiò un attimo vicino a quella finestra, come a sentire il respiro della sua amata, poi proseguì.

 

Risalì per quella via lunghissima, svoltò a sinistra e dopo alcune traverse arrivò nel luogo dell’appuntamento.

 

Era l’8 aprile del 1798. Michele aveva 27 anni.

 

La madre, Caterina Angela, nello stesso momento in cui il figlio fu trafitto mortalmente da un coltello affilato ebbe un sussulto, perchè una madre queste cose le sa, le sente.

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Franco Cadoni
di Franco Cadoni
Franco Cadoni scrittore per bambini

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