Franco Cadoni scrittore per bambini

Michelina era di una bellezza straordinaria. Soltanto non lo sapeva.

 

Come non sapeva che per nascere, e poi vivere, aveva dovuto lottare, piangere e urlare nel tempo in cui morire per un bambino, o una bambina, era normale. Non per lei.

 

Aveva ereditato i geni della madre, che era bella e forte ma anche pratica visto che doveva sfamare 5 figli e un marito che era poco più di un asino da soma. E a quel tempo a Ittiri, ma dappertutto mica era facile. Miseria, case di paglia e fango, nella migliore delle ipotesi grotte umide e malsane come per Michelina e la sua famiglia, insieme a soprusi, ricatti e umiliazioni.

 

Michelina era il terrore dei fratelli. Quattro maschietti mica tanto docili, anzi selvaggi e duri come la pietra, solo che la sorella lo era di più. Era la disperazione della madre, anche se sotto sotto ne era fiera , anche se questo non la esentava da infliggerle punizioni e percosse.

 

La fame accomunava tutti, però. Molta fame. Non bastava il lavoro del padre . Il padrone si prendeva tutto, proprio tutto. Quell’uomo lo sapeva, ma era troppo stanco per ribellarsi o appena opporsi. In quei casi si mangiava un pò di più. Si, perchè quando faceva visita don Antonio con il suo cavallo e la sua inutile personalità, il cibo non mancava.

 

Era il padrone. Ogni cosa era sua.

 

Il tempo che passava logorava la mamma. Michelina guardava quegli occhi neri e intravedeva un abisso profondo. Una vergogna. Un disperato bisogno di pace. Solo che non poteva, doveva, era necessario.

 

Un giorno don Antonio, quello dalla inutile personalità, la vide passeggiare nei campi, la fermò e dallo sguardo che le fece capì. Capì tutto. In un attimo.

 

Nelle settimane che seguirono le visite del padrone si fecero più assidue. Le sue attenzioni erano per Michelina ora. Erano anche più abbondanti le razioni di cibo.

 

Quelle notti Michelina sentiva piangere la mamma. Un pianto sommesso e disperato. In quel buio che ormai la avvolgeva quella cosa le era chiara. La sorte della sua figlia ribelle era segnata. Tanto, se sei nata da questa parte cosa puoi pretendere.

 

Michelina non mangiava quel cibo. Michelina pensava al pianto della mamma. Michelina si nutriva di odio.

 

Aveva lottato per venire al mondo. Doveva ancora lottare.

 

Quel giorno don Antonio mandò un suo servo. Doveva prelevare Michelina perchè c’è un lavoro da fare. Era un ordine. Michelina, stranamente, si mostrò docile.

 

Non montò a cavallo. Andò a piedi. Guardava i campi, pareva li illuminasse di grazia e di bellezza. Vedeva le prime case del paese, il movimento e lo sguardo della gente.

 

Quella gente che sentì quelle urla disumane , perchè un forcone infilato nell’inguine, o basso ventre, o volgarmente nelle palle non è una passeggiata di salute.

 

Michelina, mangiando una mela, tornò dalla mamma.

 

#storiediittiri

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