Franco Cadoni scrittore per bambini

Che poi io….

C

Che poi io mica ci volevo andare in montagna, a me non mi importava niente di questo di quello, a me importava solo di me tanto mica gli altri se ne importano di te.
Da quando capisco, cioè da quando ho la ragione ho capito che in questa terra mica c’è posto per me, mamma mi è morta mentre nascevo, babbo che ero quasi bambino e mi sono dovuto arrangiare porco di un destino. Dormivo un po’ qua e un po’ là, mangiavo ogni tanto e dovevo rubare ma rubare mica ce n’era, quasi tutti morti di fame con la guerra.
Poi, poi ma non ricordo come, Incrocio il Giovanni che mi parla di mio padre e mi racconta cose belle che io non sapevo, mi dice – vieni da noi, un posto lo abbiamo. – io andai, mi fidavo, anzi lui si fidava perché mica gli altri.
Il Giovanni era in collina, qualche pecora, un maiale poche galline, non c’era tanto ma c’ era Mariannina, la figliola, e il suo cane che non aveva un nome e che mi sorrise come nessuno mai e che con i suoi occhi grandi e neri pareva un mondo intero.
Si lavorava duramente ma era bello, la Gigliola, la moglie del Giovanni con poco faceva cose buonissime che io mangiavo come uno zotico quale ero e Mariannina rideva, rideva e ridevo anche io.
Quando la sera andavo al capanno Mariannina, col suo cane senza nome, veniva a trovarmi e mi leggeva le favole – tu sai leggere?- mi chiedeva e io non rispondevo, mi vergognavo, allora lei, per non farmi rimanere male mi diceva che da grande avrebbe fatto la maestra e avrebbe insegnato a leggere a tutti i bambini del mondo.

Quel giorno ero un po’ lontano che era scappato il maiale, non si trovava il maledetto e dopo vidi del fumo scuro giù, vicino al casolare del Giovanni. Io sapevo che il Giovanni nascondeva per qualche notte i ribelli che andavano in montagna quindi avevo sempre paura che quei maledetti potessero fare del male a quella che ora era la mia famiglia.

Le fiamme erano alte, gridai sperando loro fossero fuori. Vidi, vicino al pollaio, il cane senza nome sgozzato, vidi il Giovanni e la Gigliola a pancia in giù con un buco nella testa e vidi Mariannina, che da grande voleva insegnare a leggere a tutti i bambini del mondo, lì distesa, col corpo straziato e con il libro delle favole a fianco.

A me non importava niente di nessuno, prima. Mariannina aveva gli occhi neri e grandi che contenevano il mondo e ora a me mi importa di tutti perché tutte le bambine del mondo sono Mariannina.

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Franco Cadoni
di Franco Cadoni
Franco Cadoni scrittore per bambini

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