Baingio e Matteo erano usciti all’alba. Lo scalpiccio degli zoccoli sul selciato risuonava per tutta via Marconi. C’erano ancora le stelle nel cielo di Ittiri quel 10 luglio del 1958.
Insieme a loro il figlio di Baingio, Giommaria, e un ragazzo di nome Nino.
Erano diretti nei campi di ” Pira Ruja” per continuare la mietitura.
I due ragazzi erano praticamente addormentati, mentre gli adulti scambiarono, come loro abitudine, poche e concise frasi.
Quasi albeggiava, quando arrivarono. I covoni parevano figure bizzarre, immobili mentre quella prima luce li attraversava. Solo un refolo improvviso parve scuoterli.
Sistemate le bisacce sotto un albero, con i cavalli a riposo, iniziarono subito il lavoro.
Lo fecero di gran lena, come al solito. Mentre erano assorti nel lavoro, il nitrito prolungato dei cavalli li fece fermare. Matteo guardò a est , e disse – missà che piove. –
– non credo, non c’è nemmeno una nuvola e io sono già tutto sudato . – rispose Baingio.
I due ripresero a lavorare. Il vento, però, insisteva.
Poi, repentine le nuvole apparvero, i covoni si rovesciarono e scrosci di pioggia si abbatterono su quella terra arsa. I ragazzi furono rimandati in paese , Baingio corse verso l’albero e si protesse con la bisaccia mentre Matteo , dalla parte opposta, si rifugiò tra un covone.
Fu una vera tempesta. Tuoni, fulmini e vento sferzante.
Quel temporale, come arrivò se ne andò.
I due ragazzi tornarono indietro e subito trovarono Matteo.
– ma Baingio non era con voi? –
– no – risposero – e nemmeno su strada lo abbiamo visto.
Solo un attimo, una sensazione brutta e un brivido sulla schiena. Matteo corse verso l’albero che era stato quasi squarciato in due da quel fulmine che aveva ucciso Baingio.
Era lì, con la bisaccia diventata la sua seconda pelle e che, dopo, avrebbero faticato non poco a togliere.
Le scene successive furono in silenzio. Tutto parve immobile, intorno.
Matteo prese il cavallo, unì dei covoni ai due lati del cavallo tanto da formare un pietoso letto, e piano si incamminò.
Giommaria, il figlio, tremava e piangeva.
Lucia era china a cucire, insieme a Angela. Alzò lo sguardo e l’ago rimase a mezz’ aria.
Il suo Baingio era morto, il 10 luglio di quel 1958 a Ittiri.