Franco Cadoni scrittore per bambini

Il 10 marzo 1848, a Ittiri, Giovanni Antonio Canu ha reso l’anima a Dio” ictu globi in luogo vulgari”. Insomma, un colpo di pallettone lo prese in pieno in campagna, ponendo fine alla sua vita fatta di inganni e menzogne.

Nacque povero, Giovanni. Quasi non camminava che divenne servo pastore. Notti al freddo, poco cibo e calci in culo. Capì da subito che la sua vita non sarebbe stata una passeggiata romantica.

Il suo padrone , perchè così era, lo utilizzava per ogni cosa e, quando divenne alto e robusto come un toro, come aguzzino e picchiatore. Si, perchè Bainzu era un prepotente che dirimeva questioni di pascolo, abigeato e tanto altro in maniera come dire energica.

Così, il suo padrone, era rispettato e temuto e questo provocava, su Giovanni, una fascinazione irresistibile.

Venne il giorno che Giovanni restò solo. Forse lo sapeva già, forse lo aveva solo intuito ma Bainzu lo liquidò con una forma di formaggio e un grugnito che, probabilmente, anzi senza probabilmente, voleva significare – non farti più vedere. –

Il giovane era temprato, sufficientemente furbo da non farsi scoraggiare. Voleva avere delle pecore e un pascolo dove farle pascolare, quindi, allora come adesso, servivano soldi.

Quando bussò alla porta di quella famiglia facoltosa si era lavato e aveva indossato un abito rimediato chissà da chi.
– Buonasera, don Bachisio . –

Don Bachisio conosceva quel ragazzo. Lo conosceva di fama, e lo temeva. Quando seppe il motivo della visita ne fu quasi sollevato. Fece il prestito a Giovanni che, come uso fare allora, strinse la mano a quell’uomo dicendo – basta una stretta di mano , i soldi li renderò con gli interessi. –

Comprò le pecore, affittò un terreno e iniziò a guadagnare, dimenticando prestito e interessi.
Don Bachisio, che se aveva i soldi e i terreni non era certo perchè li aveva ereditati, andò da lui e, prima gentilmente, poi un pò meno chiese indietro quello che gli spettava.
Sapeva, don Bachisio, che quello era un prepotente ma non si fece intimidire, anzi.

Giovanni, che aveva deposto l’arroganza e la prepotenza per una furbizia raffinata, tranquillizzò il creditore – stia sereno, tra pochi giorni riavrà indietro tutto. –

I giorni passavano, ma il debito rimase. In paese non si parlava d’altro, e questo irritò Giovanni che, nel suo mondo al contrario, si sentì diffamato. Allora andò da queste tre sorelle. Avevano beni , soldi e tanta paura per negare un prestito consistente a quel poco di buono. Lo fecero, però.

– prepariamo uno scritto, Giovà . – paura si, ma mica sceme.
– non vi fidate di me? –
– no! –
Misero tutto per iscritto, e diedero i soldi.

Giovanni restituì solo una parte a don Bachisio, col resto comprò un terreno.
Ora aveva una parte di debito con il Don, e tutto il debito con le tre sorelle.

Passarono i mesi e il giovane arrogante, prepotente ma ora raffinato imbroglione, andò a casa delle tre sorelle.

– sono venuto a riscuotere il debito che avete nei miei confronti.- e diede loro lo scritto .

Le malcapitate sbiancarono, quasi svenirono quando si accorsero che , in uno spazio bianco del foglio e prima delle loro firme , il Giovanni aveva aggiunto la postilla che il prestito era lui che lo faceva.
– facciamo che con questo scritto io non vi devo più niente, altrimenti vi denuncio. –

Non si è mai saputo chi sparò ” in luogo vulgari”, forse il pallettone era vagante , del resto mica aveva nemici il Giovanni!

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di Franco Cadoni
Franco Cadoni scrittore per bambini

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