Questo semplice racconto di calcio non vuole essere l’elogio del bel tempo andato, quello che – ai miei tempi – che tanto ci annoiava quando i ragazzi eravamo noi, bensì un fotogramma minimo, parziale, personale di come , lontani da procuratori, agenti e chissà quanto altro hanno intorno, i vari appassionati di calcio cercavano di scovare talenti per le vie del paese.
Era una lotta senza esclusione di colpi. Appostamenti, affiancamenti e parole suadenti, chi in motorino, chi in Taunus tappezzata di magliette multicolori , chi con megafono. Ognuno aveva un’idea di calcio, mica si scherzava.
Non mancavano i bambini ( allora, primi anni’70, il calcio era solo dei maschietti) , nei quartieri periferici ce n’erano quanto un esercito, quindi il lavoro di selezione, almeno quello iniziale, era scientifico, poi un pò meno, poi – vanno bene tutti. –
Non vi era uno spazio non costruito che non fosse adibito a campo di calcio. Io , nell’attesa impaziente di iniziare le partite infinite del pomeriggio, col pallone sbattevo continuamente sul muro della palazzina popolare dove abitavo. Destro ( poco) sinistro( moltissimo) dum dum dum dum . Quel giorno sentii il rombo di un motorino, probabilmente truccato, ronzare continuamente alle mie spalle, poi andava via, poi tornava. Il secondo giorno questo ragazzo, che poi scoprii chiamarsi Battista, mi chiede – tu sei il figlio di Giommaria? – si – risposi – c’è tuo padre ? – si , è a casa. Dopo un pò mio padre si affaccia e mi chiama – ascolta, ti andrebbe di iscriverti a questa squadra che Battista……. – Fu come toccare il cielo con un dito. Una squadra, un campo di calcio vero e un allenatore. Non dormii quella notte.
Mi presentai puntuale al primo allenamento. Eravamo una quarantina, tutti in borghese e senza uno straccio di scarpe da calcio. Mancava ancora l’allenatore: Battista era meccanico, prima di quell’ora non poteva. Alcune vedette erano posizionate sul muro di cinta e appena sentivano il rombo del motorino fischiavano, l’eccitazione montava e l’allenamento poteva iniziare. Immaginate vestiti e scarpe!
Fu la mia prima squadra di calcio, nel vecchio caro Comunale.
Il giorno dopo Salvatore, un mio vicino di casa aveva posizionato la sua macchina con l’altoparlante – cerco giocatori, voglio formare una squadra. Peccato, avevo già dato la parola a Battista.
#storiedicalcio