Nigola era sempre stato umile e sottomesso. Lo era stato fino a quel 13 febbraio del 1798.
Il nobile Delogu Solinas Giommaria di Bessude, figlio di Pietro e di Caterina Angela Tedde di Ittiri, era il suo padrone.
Il nobile disponeva di lui a piacimento; persino i respiri gli appartenevano.
Nigola sbrigava tutte le faccende del Delogu, ne assecondava ogni vezzo e ogni vizio. Trattava questioni di pascolo e di terreni, puliva stalle e lucidava stivali, ammazzava il maiale e ne tagliava le carni e quando l’uomo decideva di confidarsi lui lo ascoltava con l’orgoglio di esserne il confessore.
Nigola pensava che quella condizione fosse naturale. Il padre, il nonno e i trisavoli avevano servito le famiglie più importanti quindi quello era il suo posto nel mondo.
Aveva da mangiare, aveva da dormire e grazie a questo poteva tirare su la famiglia. Una donna devota, un maschio e una femmina che crescevano sani. Non tutti a Ittiri potevano vantare una condizione del genere.
Il suo padrone negli affari era spietato. Un giorno chiamò Nigola. Era l’alba. Gli disse soltanto « vieni con me »
Arrivarono a uno dei suoi terreni. Una capanna, dei bambini vestiti di stracci con due giovani genitori che dall’aspetto risentivano degli stenti che pativano. Erano in arretrato con gli affitti.
Alla vista del nobile i bambini fecero le feste. Lui non degnò di uno sguardo quelle ingenue creature e intimò di andare via entro la sera se non gli avessero pagato il debito.
Non pagarono
Li cacciò via
Senza scrupoli
Il Delogu Solinas , come tutti i padroni, disponeva di averi e di corpi.
Nigola era umile e servile ma non stupido.
Da qualche tempo si era accorto che la sua giovane figlia era cambiata. Era sempre stata allegra e spensierata. Ora, non lo era più.
I ricchi sottovalutano i poveri. A volte sbagliano. Questo ricco sbagliò.
Sbagliò ad approfittare di quella ragazza che, incalzata dal padre, confessò la violenza continuata e il ricatto che se parlava cacciava via tutti.
Nigola lo fece perchè tutti lo sapessero.
Lo fece in pieno giorno.
Aspettò che Delogu Solinas Giommaria scendesse in Carrela longa e, nella piazzola ( platea) armato di un utensile agricolo ( trasto) , lo colpì forte, senza pietà .
Era il 13 febbraio 1798.
A Ittiri quel giorno pioveva
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