Essere studenti pendolari, negli anni ’70, era bello. Chiaro, sei un adolescente mi pare facile, meno lo era alzarsi all’alba sapendo di affrontare il viaggio, la battaglia che si ingaggiava per i posti a sedere, la puzza del gasolio e quelle curve che , per i deboli di stomaco, erano complicate.
Tutto questo, però, non la racconta tutta. Le famiglie erano numerose allora, le case non grandi come ora e quindi il bagno era uno, l’acqua calda durava poco , a volte nemmeno c’era, l’acqua intendo, quindi dovevi essere svelto, molto svelto ad appropriarti di quei metri quadri, di quell’acqua e di quei profumati e succulenti fichi d’india che tua madre ti faceva trovare pronti sul tavolo per la colazione. Chiaro, mica sempre perchè di solito era un bel caffellatte con il pane del giorno prima che si inzuppava – non si butta niente! – quindi , niente zuccheri, brioche e tutti gli additivi chimici che il nostro codice genetico riconosce e mal sopporta.
A questo punto sei pronto, ti carichi i libri avvolti nell’elastico, esci. Da quel momento, visto che telefonini e altro non esistevano, il tempo era tutto il tuo. I tuoi genitori non sapevano più niente di te. Eri libero.
Incrociavi zero macchine, molti cavalli, l’asino di Tiu Fiore e quello di Tiu Melone, qualche gallina che razzola e i fragranti odori delle stagioni. Si andava a piedi, tutti a piedi e tra i piedi nessuno volevamo: il tempo era il nostro.
Della lotta per i posti a sedere vi ho detto, di quando si arrivava ancora no. Io studiavo ad Alghero, facevo il classico con dei professori con una preparazione spaventosa. Quando, nelle giornate calde sudavano, trasudavano brani di Platone e Aristotele che detergevano con fazzoletti impregnati di Catullo. Fantastici. Io ancora ne ho terrore.
Poi, il mare, i bastioni quindi le ferie, cioè quelle che non entravi a scuola. Zero registro elettronico, zero controllo, unico rischio qualche zio ad Alghero per commissioni, ma questo eccitava ancora di più.
Finita la feria, autostop. Missà non si fa più, o sbaglio…già, ora si chiama qualcuno che viene a riprenderti.
Vabbè, non so se era bello perchè adolescenti, il fatto era che quelle ore, tutte , erano le tue , solo tue e che camminare per raggiungere il pullman ti faceva sentire la fragranza delle stagioni e… il raglio degli asini!