Qualunque cosa vi raccontino sull’adolescenza negli anni settanta non dovete crederci.
Hai voglia a dire – era meglio prima, prima era diverso – era diverso si : era quasi tutto impossibile.
Un esempio pratico. Il vento di maestrale libertario , tipo sesso droga e rockn’roll, vero per carità, oltretutto , teoricamente, potevi fare tutto: campeggio libero, autostop, andare ovunque… solo, non andavi da nessuna parte. Allora, comandavano gli adulti, cioè i genitori – quando sarai grande farai quello che vuoi- era il ritornello.
C’era un altro fatto. La musica era straordinaria. Io e il mio amico Gianni ascoltavamo Pink Floyd, Genesis, Jefferson Airplain e chi più ne ha più ne metta, in più venivi giudicato dalla musica che ascoltavi, e noi avevamo una certa credibilità nei confronti dei libertari figli dei fiori, quindi ero costretto ad ballare e cantare a squarciagola Miguel Bosè di nascosto, a casa con tanti sensi di colpa. Ricordo una sera, era una di quelle sere estive in cui centinaia di persone passeggiavano al corso, con magnifiche fanciulle che se non le vedevi in quelle due ore dopo te le sognavi …bene, trovo due più grandi di me, di quelli intelligenti e colti e io , per farmi figo, dico che adoro Bob Dylan, convinto tra l’altro di avere risolto con quella affermazione. Il tizio mi dice – ho tutti i dischi a casa, vieni ascoltiamo due canzoni –
Io miei ormoni impazziti mi trascinavano al Corso , dove vestiti svolazzanti e sguardi languidi ti stordivano, ma no cazzo a me piaceva Bob Dylan! Morale, passai più di due ore ascoltando Dylan e fingendo di esserne pazzo. Quando uscii c’erano solo fogli svolazzanti e tutti i miei ormoni cadaveri a terra.
Poi, la domenica. Si, la domenica si aspettava la messa, anzi la fine perchè si riversava al Corso un migliaio di persone tra cui le nostre bellissime ragazze. Avevi trenta minuti, non un minuto in più per fare avance e flirtare. Dovevi essere svelto e poco timido. Eri lento e timido, quindi fate voi.
Il dramma era quando ti invaghivi di qualcuna dei paesi vicini. Mica potevi chiedere ai tuoi genitori, come oggi che ti accompagnano ovunque, dovevi armarti di motorino di seconda o terza mano e sfidare buio e paura. A volte andava bene, cioè arrivavi, altre finiva la miscela e ti facevi chilometri a piedi. Una notte feci autostop alle tre del mattino, e manco vista l’avevo la ragazzina.
C’erano quelle immagini in tv di quei concerti memorabili, tipo Woodstock e L’isola di Wight, qui qualche gala e serata di poeti , per carità meravigliosi, ma noi rincorrevamo quel sogno irraggiungibile – quando sarai grande farai quello che vuoi – da lì non si usciva.
Avevamo una cosa, almeno. Si andava a piedi ovunque. Soli, senza rotture. Noi, il nostro linguaggio, i nostri sogni. Questi si, senza limiti.
Io, di contro non ho più ascoltato Bob Dylan!