Guardavo quella statua all’ingresso del cimitero quando , planando lentamente, un corvo si posò sopra la croce della tomba alla sua destra. Non pareva spaventato dalla mia presenza anzi, mi guardava sornione, pareva quasi divertito -un corvo divertito – pensai. Un leggero rumore di passi distrasse il corvo e mi fece voltare. Riconobbi zio Peppino, il fratello di mio nonno, piccolo, mento pronunciato, elegante . Fece un cenno di saluto con la testa e cercò di scacciare il corvo – maledetto, sempre qui a volteggiare –
Rimasi sorpreso, zio Peppino era un uomo mite e quel corvo non faceva niente di male – vedi questa statua? . – Feci si con la testa – questa è la statua che Romolo Usai scolpì in memoria di Angelo Dore. La mano destra impugna un martello, simbolo del lavoro, la sinistra ha una fiamma che simboleggia il socialismo mentre la gamba sinistra è quasi imprigionata da una spina che, come una maledizione lo trafigge. –
Guardai quella statua che tanto volte , alcune distrattamente, altre per niente, avevo incontrato durante le mie passeggiate mattutine al cimitero. Non sapevo chi fosse quel Dore, tutti si limitavano a dire – un gran socialista, ma tutto finiva lì.
– E quel corvo, maledetto, è quel Salvatore Spina, segretario politico dei fascisti , poi Podestà di Ittiri , che ancora lo tormenta. –
Pensai che zio Peppino , forse, non c’era più con la testa. Lui capì la mia perplessità e – tranquillo, so quello che dico, vieni sediamoci al fresco di quella panchina, ho un pò di cose da raccontare. –
Zio Peppino iniziò a raccontare . Raccontò molto, come nessuno mai avevo sentito fare nella mia famiglia.
Raccontò di quell’uomo che abbracciò il credo socialista, si pose al fianco dei più umili ma che, al contempo, continuò quasi ad ammirare Mussolini e che ingaggiò un duello senza esclusione di colpi con quel Salvatore Spina, unico responsabile di angherie e soprusi insieme alla massoneria. Questo riteneva, almeno.-
Il corvo era sparito, una nuvola coprì il sole.
– lo mandarono al confino per 5 anni ma ne scontò pochi mesi – continuò zio Peppino – alcuni dicono per un intervento dall’alto, ma sono supposizioni ,come supposizioni sono quelle di una fitta corrispondenza con Predappio. Non sono supposizioni i soprusi, l’olio di ricino e la prepotenza fascista. Pensa, quando era sul punto di morte lo Spina mandò un baule vuoto a casa di Angelo Dore . –
– C’è tanto altro da raccontare, magari un’altra volta però, sappi, Angelo Dore è una figura complessa che, come tutti i grandi uomini, ha lati oscuri , come è nella natura umana, ma bisogna sempre ricordare che, pur con evidenti contraddizioni, era dalla parte giusta della storia, non come quel maledetto corvo nero! –
Zio Peppino si alzò, si asciugò la fronte con un fazzoletto rosso, e andò via.