L’umidità penetrava le ossa, nemmeno il fuoco riusciva a scacciare il freddo.
Era stata una notte di pioggia e vento, in quella collina. Mario sentiva il collo rigido e la bocca impastata, mise la caffettiera sul fuoco e aspettò che bollisse.
Nel frattempo Piero rientrò dal suo turno di vedetta – tutto tranquillo, di quei bastardi nemmeno l’ombra . Quando pensi che arrivino gli altri? –
Un buongiorno non sarebbe male –
Buongiorno un cazzo, sono fradicio e affamato e dovrei essere pure educato . –
Purtroppo non ho zucchero per addolcirti, però è caldo. –
Grazie, compagno – e rise, finalmente –
Ho sognato stanotte –
Incubi, immagino –
Ti sbagli, era bello , per questo ora sto peggio.-
Piero si voltò, depose la tazza per terra e lo fissò.
Era una giornata calda con il sole alto nel cielo azzurro, in lontananza si sentiva una melodia, non ricordo quale, si sentiva odore di cibo e bicchieri che tintinnavano. Io ero sdraiato con le mani intrecciate dietro la testa e osservavo il profilo di Maria. Si era addormentata e aveva come un sorriso, almeno così io immaginavo, che rendeva il suo viso ancora più bello. Si interruppe, il pomo d’Adamo che saliva su e giù, si verso’ del caffè. Piero tolse dal taschino quel pacchetto stropicciato di sigarette rubate al nemico e gliene porse una.
Mario si avvicinò al fuoco e la accese, la passò a Piero e ne accese una anche per lui. Fecero due profonde tirate.
Le accarezzavo la pancia – continuò – che era già più rotonda, avvicinavo l’orecchio delicatamente nella speranza di sentire un battito, un movimento, ma niente, mentre il sole era sempre più caldo io sentivo il cuore esplodere di gioia. Poi sei arrivato tu.
Sai perché li odio? Li odio, perché sono ladri di sogni.-
Appunti partigiani ✊