Dina aveva proprio necessità di una passeggiata. Era da tempo che non la faceva. Aveva partorito da qualche mese e tutte le attenzioni erano state dedicate a quei due figli meravigliosi.
Prese un sentiero e si ritrovò nel solito costone. I ghiacciai sullo sfondo erano ancora bianchi, tra poco si sarebbero sciolti e tutta la natura si sarebbe risvegliata. Tra qualche settimana, su quelle vallate, avrebbe corso e giocato coi i suoi figli.
Respirò a fondo quell’aria mattutina ancora molto frizzante e fece un mezzo sorriso, quando vide il volo di un aquila. Sarebbe voluta essere un aquila e librarsi in volo tanto era felice. Sentire dall’alto quell’odore di rugiada mentre planava sui suoi figli.
Era ora di tornare, il dovere di mamma glielo imponeva. Ridiscese il sentiero e a metà del tragitto sentì in lontananza un vociare confuso, ma poi più niente. Pensò a qualche gita domenicale, e proseguì. Come spesso accadeva in quel periodo, improvvisamente apparvero delle nuvole, tra poco sarebbe piovuto. Dina affrettò il passo e fece una piccola deviazione. Una piccola fontana per dissetarsi. Senti una fitta al fianco e un gran caldo, poi un gran freddo. La mente iniziò ad annebbiarsi e morì.
I cuccioli di cerbiatto aspettarono invano la loro madre.
Dina era il nome che una guardia forestale gli aveva dato.
Un bracconiere la uccise.