Franco Cadoni scrittore per bambini

Francesca e Sebastiano

F

L’odore del caffè gli dava sempre una piacevole sensazione. Guardava il pozzo appena rischiarato dalla tenue luce dell’alba posto al centro del cortile interno della caserma.
– tu la conoscevi Antò –
– si, Maresciallo –
Ascoltava sempre attentamente le parole delle persone, non solo per il suo mestiere ma perchè pensava che anche solo un tono più basso, una lieve inclinazione nella voce facesse capire molto, molto di più all’interno di un ragionamento e quella risposta da parte dell’appuntato, quel si dal tono triste gli faceva capire che la conoscesse, oppure la aveva notata. Del resto Francesca era bella. Bella e dannata, ora.
Erano passate poche ore dall’omicidio di Sebastiano. Il suo innamorato. Ucciso a colpi di arma da fuoco proprio da Francesca.
Bevve il caffè, si sedette in quella sedia scomoda della sua scrivania e scrisse in quel blocco nero e rettangolare.

Mise ordine ai suoi pensieri con quegli appunti che solo lui poteva comprendere. Chiamò l’appuntato e disse che andava a fare due passi.
La caserma non era lontana dalla casa dove era successo il delitto. In quell’alba già calda pareva non fosse successo nulla. Qualche contadino a cavallo e uno odore di sterco che non disturbava il Maresciallo, anzi.
Scese i gradoni del convento, svoltò a sinistra e poi a destra. Eccola la casa di quella ricca e potente famiglia.

Una famiglia proprietaria in un paese dove le differenze le tocchi con mano. Scese in via Roma, e si fermò alla locanda di Maria. La proprietaria , quando lo vide, lo guardò sorpresa.
– non mi aspettavo di vederla Marescià . –
– avevo bisogno di camminare un pò e del tuo caffè Marì. –
Aveva bisogno di capire prima di interrogare i testimoni e Maria era una che conosceva quel paese profondamente. Si scambiavano i libri, loro due, e ne parlavano, discutevano e, a volte ne litigavano. Quando arrivò l’alloggio in caserma non era ancora pronto e lui, giovane maresciallo del continente, andò ad abitare in quella unica locanda di quel grosso paese. Erano ospitali, erano gentili ma impenetrabili. Maria era vedova. Maria gestiva quella locanda e lavorava duro. Aveva un figlio dell’età di quel carabiniere così colto e gentile. Aveva un debole, per questo e poi faceva un caffè unico, oltre un sugo che inondava quella lunga via del suo odore.

– devo dire non mi aspettavo questa cosa. Eppoi Francesca, così innamorata. – fece un sospiro e versò il caffè.
– però , a pensarci bene, con quella famiglia non poteva andare bene, qui una cosa così non è mai successa. Una come lei, povera e per giunta loro serva…. diciamola tutta Marescià, qui quelle come lei le hanno sempre usate e buttate via . –
– non è solo qui Marì, purtroppo. –
– si, ma qui più che in ogni altra parte. Poi quel Sebastiano, poveraccio. E’ vera quella frase che ha appena sussurrato prima di morire? . –
– Marì, sono le 7 e già lo sai . – comunque si, mi hanno riferito. Un vicino di casa che era lì fuori a prendere il fresco, perchè da parte loro silenzio assoluto. –
– ti pareva, mica mi sorprende. La famiglia tal dei tali mica può essere infangata. –
– Marì, per piacere. –
No Marescià, mi dispiace troppo, dovevano amarsi e basta, maledetti siano. –

La donna continuò, parlò e il Maresciallo comprese cose che forse aveva intuito, ma solo intuito. Salì quella via che il sole era già alto. In quella grande casa un capannello di persone. Dentro , il corpo ormai rigido di Sebastiano.

– Antò , come sta la ragazza. –
– non ha mangiato, non parla e prega. –
Il Maresciallo guardava dallo spioncino . Francesca era seduta al bordo del letto, la testa china e gli occhi chiusi. Bisbigliava qualcosa, non si capiva cosa. Sarebbe stata una lunga giornata.

– fammi un caffè, Antò. –
Era sfinito, il Maresciallo. Ora era chiaro il contesto dove era maturato quel drammatico omicidio.

Avevano avuto l’ennesima, tesissima discussione. Una cena in cui nessuno aveva toccato cibo. Sebastiano si levasse dalla testa una cosa simile – ma ti rendi conto di chi siamo e in quale vergogna ci fai cadere . – disse il padre a quel giovane figlio. – le serve sono serve e tu sei il padrone, ti devo ripetere come ci si comporta? –
Francesca era in cucina, sentiva tutto. Sapeva da subito che il loro amore era impossibile ma, nonostante la sua resistenza, il suo cuore batteva all’impazzata quando Sebastiano le sussurrava quelle parole dolci e sentiva era sincero, non poteva non esserlo ; una donna lo sa. Conosceva anche tutte le manovre di donna Maria, quella più legata al figlio che mai e poi mai avrebbe acconsentito e che avrebbe fatto di tutto , qualunque cosa perchè non avvenisse quello che vedeva come un onta , quasi un sacrilegio – mio figlio con una serva . –
Dopo cena, chiusa la discussione, la famiglia si sedeva al fresco in quella piazzola. Francesca sparecchiava, e incrociava furtivamente lo sguardo di Sebastiano seduto di fronte alla finestra che dava sulla cucina.
Il caldo si sentiva ancora in quella sera di fine agosto e la luna pareva volesse illuminare quello spicchio di mondo, forse consapevole che da lì a poco si sarebbe consumato l’epilogo di quell’amore sfacciato.
Era da qualche sera che di fianco al giovane veniva lasciata una sedia vuota, sedia che veniva puntualmente occupata da Pinuccia, una benestante loro lontana parente. Portava del vino , e ammiccava. Ammiccava con Sebastiano. Era lì per questo. Lo capisci o no che lui è cosa nostra, chi credi di essere. Pareva che ogni gesto intendesse questo, spiegasse questo a quella sfrontata.
Francesca aveva deciso, non aveva più senso vivere così. Aveva portato con se una pistola carica. Era facile allora avere una pistola. Andò alla finestra della cucina, diede un ultimo sguardo a quello che sarebbe stato il padre del suo bambino, mirò e …..sparò.
Fu un attimo, Sebastiano si piegò di lato e cadde, la madre urlava – me lo ha ammazzato, me lo ha ammazzato. – mentre quel ragazzo, ormai privo di energia trovò la forza di dire- non è lei che mi ha ammazzato , ma voi… – e morì.

Maria ascoltava le parole del maresciallo. Aveva compreso benissimo ogni cosa. Versò il caffè nelle tazzine e bevvero in silenzio. Ognuno rifletteva per conto proprio, non servivano le parole. Si sentì un rumore di zoccoli e un nitrire. Era già l’alba.

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