Franco Cadoni scrittore per bambini

Giovanna e Pasquale

G

Mio Nonno era magro. Aveva un naso aquilino e il mento leggermente pronunciato. Parlava poco, quasi niente e quando aveva bevuto ancora di meno. Quei silenzi li ho ascoltati da adulto, molto adulto.
Aveva due vite, mio Nonno. Una al mattino, un’altra al pomeriggio. La mattina era tutta per la moglie, mia Nonna. Andava al mercato, comprava carne o pesce e qualunque primizia per quella donna che amava essere viziata poi, al pomeriggio , la puntata al circolo bocciofilo. Mica giocava a bocce al circolo, giocava a carte e beveva vino, tanto vino. Il mio gioco preferito, quando barcollante rientrava, era quello di toglierli le scarpe, srotolare le pezze da piedi e grattargli la testa mentre lui sonnecchiava e parlava dei suoi nodosi piedi che definiva ” nobili”.

Mio Nonno mi portava a passeggiare. La palazzina popolare in cui abitava era in periferia, più in là era aperta campagna. Una campagna misteriosa e, come scoprii anni dopo, piena di terribili segreti. Capii il senso di quelle passeggiate, dove spizzicava frasi che non capivo. Avevano un senso.

Un giorno mi prese per mano e mi portò a Badde Rialis. Facemmo duecento metri, oltrepassammo il deposito di acqua e scendemmo una strada bianca e polverosa – qui a destra è successa una cosa, ma ti dirò un altro giorno. – io mi voltai e non vidi nulla, solo uno spiazzo con delle pietre. Continuammo a scendere, ora era poco più che una mulattiera. Sentivo il gracchiare di qualche cornacchia in lontananza e , all’orizzonte , il mare.

Ogni tanto incontravamo un contadino intento a lavorare la terra. In quella terra obliqua non riuscivo a comprendere come facessero : per me quelle persone erano come i super eroi. Mio Nonno salutava, loro salutavano.

A un certo punto arrivammo quasi alla fine della strada, sotto alberi da frutta e una fitta vegetazione. Guardammo intorno, mio Nonno saltò un muretto e mi chiese di seguirlo. Ci fermammo in un punto tra ulivi molto più vecchi di Nonno. Stette in silenzio, si levò il basco, che teneva tutte e quattro le stagioni, e chinò il capo. Restammo così un sacco di tempo. Ero abituato a lui, non mi preoccupai. Mi piaceva da matti stare con lui così, in silenzio.

Sono ritornato da poco a Badde Rialis. Ho ripercorso la stessa strada , solo che ora sapevo cosa era successo in quella parte della campagna di Ittiri. Il significato del raccoglimento di mio Nonno sotto quegli ulivi secolari.

” Interfecta a feroce manu in agro Itirensis vocato : Badderialis. Sepolta al Carmelo. Così dice l’atto di morte di Giovanna. Ecco cosa sapeva e non mi disse mio Nonno. Un terribile omicidio per motivi passionali. Una donna, una giovane donna contesa.
Giovanna era innamorata di Pasquale. A Giovanna non interessava Francesco, nemmeno lo vedeva. Accettava la fatica disumana di quelle giornate al servizio dei padroni e per un tozzo di pane solo per vedere lui. Le sue braccia forti e il suo tenero sorriso. Veniva presa in giro dalle altre ragazze. Cantavano canzoni d’amore e rivolgevano lo sguardo su di lei. Lei arrossiva. Lei sentiva il sangue ribollire. Ribolliva pure il sangue di Francesco. Di rabbia, di gelosia. Sfidava Pasquale, lo stuzzicava e provocava. Pasquale non coglieva quelle provocazioni, lui si faceva accarezzare dagli sguardi di Giovanna, non aveva tempo per le cose brutte, non gli interessavano.

Tutti e due immaginavano la loro vita insieme. Quei pensieri semplici di una vita con una casa loro, un lavoro e tanti figli da crescere, almeno così voglio pensare.

Quel giorno Pasquale non c’era. Aveva un problema con l’anziana madre. Francesco era come una belva in attesa della preda. Non si è mai saputo come la abbia attratta nell’agguato mortale. Non ci sono testimonianze, resta solo il corpo immobile, straziato di quella giovane donna di 22 anni sotto quell’ulivo secolare. Dopo una notte disperata i suoi familiari così l’hanno trovata.

Non so come visse Pasquale dopo, ammesso che visse. Quegli ulivi forti e ben radicati restano silenziosi testimoni di quel tragico fatto , quasi custodi dei sogni infranti di Giovanna.

Risalendo mi volto ora a sinistra. Vedo mio Nonno col basco e io che gli tengo la mano. Dopo pranzo inizia la sua seconda vita, stamattina, anzichè a Nonna, l’ha dedicata a me e al ricordo di Giovanna.

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Franco Cadoni

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