In carrela e S’iscriania, l’attuale via Adelasia a Ittiri, alla fine del ‘700 vi era la casa del conte Gerolamo Ledà d’Ittiri. Un gran bastardo, diciamo.
Margarida Melone, vedova de Antoni Remundu, abitava invece in santu Pedru.
Quindi, questa è la storia di Margarida, del conte Gerolamo, del notaio sig. Pietro Maria Sogos e del suo temibile cane Ello, del cognato di lei e di un furto che risolse un bel pò di cose.
Era , come sempre del resto, un periodo difficile per il paese tra gabelle, censo e chissà cos’altro e in carrela e santu paga angolo via Manzoni vi era la solita fila di poveracci a pagare le tasse.
Margarida Melone chiedeva di parlare col Notaio e spiegare che lei, vedova e povera, quelle tasse non le poteva pagare, non riusciva proprio. Il notaio nemmeno ci voleva parlare, faceva abbaiare il cane e mandava a dire che se non veniva pagato il dovuto la casa, pur se miserabile, le sarebbe stata pignorata.
Disperata, corse dal cognato, fratello del defunto e tanto amato marito, non per farsi pagare i tributi ma per sfogarsi e poter piangere senza essere vista.
Il Cognato, così soltanto lo chiameremo, ascoltò, pensò e decise.
Era una notte di luna piena, quella. Due uomini con passamontagna, scarpe grosse e fucili in spalla risalivano via Adelasia, si fermarono su quel portone di legno pregiato, forzarono la serratura, entrarono e sorpresero nel sonno il Conte. Dopo averlo immobilizzato, fecero razzia di ogni ben di dio. Lo fecero con calma e metodo. Lo fecero con un intimo godimento : quello di essere nel giusto. Dopo, richiusero la porta senza torcere un capello al pur terribile Conte.
Margarida Melone pagò le tasse, e salvò la casa.