Quella casa appollaiata su quel costone alla periferia di Ittiri nascondeva un segreto, un segreto lungo più di ’70 anni.
Quella famiglia, appena trasferitasi, non poteva saperlo. Loro, arrivavano da fuori.
Erano gli anni sessanta, la strada era bianca e la notte alcune lampadine illuminavano debolmente quella lunga via. Il silenzio era totale, solo qualche rumore, un sibilo, un fruscio a disturbare il sonno di quei giovanissimi bambini dentro quella casa appena acquistata.
– mamma, abbiamo paura. –
– sarà un gatto che passava sul tetto, forse un topo.-
Così ogni notte, per tante notti che andare a letto era diventato un incubo. Anche gli adulti sentivano quei rumori , a volte parevano dei lamenti strazianti.
Si convinsero che quella casa era abitata da qualcosa, forse qualcuno e interpellarono il parroco.
M. guardava quel giovane ogni sera scendere verso il centro alla fine di una dura giornata di lavoro. Vi era una fontana , lui si fermava, si rinfrescava un pò e andava via. Lei era certa non la avesse notata, invece si, perchè per un motivo misterioso e per noi incomprensibile ci si accorge anche se sei nascosta o nascosto dietro una finestra, se fai l’indifferente o fai finta di non guardare : rassegniamoci.
Un giorno M. , sfidando il divieto dei genitori che quasi si vergognavano di lei, si avvicinò alla fontana sapendo che da lì a poco sarebbe arrivato lui. Cercava di non tremare, si bagnava i polsi ma il cuore batteva talmente forte che rientrò a casa.
Il giorno dopo fece lo stesso, e poi ancora il giorno successivo finchè trovò il coraggio – stavolta non mi muovo di qui. –
Così, per tanti giorni, furtivamente si scambiavano poche frasi, forse balbettavano entrambi ma era bellissimo vedersi, sfiorarsi con lo sguardo, quasi accarezzarsi.
Un giorno, Sebastiano non la vide. Non la vide mai più.
M. era sparita.
Quando don Merella, parroco di Ittiri, varcò quella porta era a conoscenza del mistero della ragazza scomparsa. Forse i lamenti erano i suoi, forse quell’anima vagava inconsolabile tra quelle mura? Chi scrive non è tenuto a credere, solo a riportare un fatto che pare inventato e che invece è realmente successo, anche se non dipana e risolve il mistero di quella ragazza dal cuore rapito di cui nemmeno oggi si sa che fine abbia fatto.