Franco Cadoni scrittore per bambini

Tomas Felipe Carlovich

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Un uomo, un uomo anziano, capelli lunghi bianchi è seduto per terra, sguardo confuso e forse sorpreso. Ha appena subito un tentativo di rapina da parte di due ragazzi. Morirà due giorni dopo. E’ Tomas Felipe Carlovich, detto El Trinche, il più grande giocatore argentino di tutti i tempi. L’uomo che rifiutò la fama e i soldi. L’uomo che preferì vivere.
Tomas nasce a Rosario, la città di Ernesto Guevara, Messi e tanti altri. Il padre, immigrato croato , sposa una donna argentina e fa l’idraulico. Tomas è l’ultimo di sette fratelli e, come tanti allora, vive in strada con il pallone attaccato ai piedi, anzi al piede sinistro. Rosario è nota per i suoi talenti ; si narra abbiano un rapporto erotico con il pallone , lo accarezzano, lo vezzeggiano, lo coccolano, quasi ci dormono.
Tomas viene chiamato El Trinche, soprannome di oscura provenienza, ama alzarsi tardi la mattina, odia i ritiri e preferisce gli amici al bar e non vuole allontanarsi troppo dal suo quartiere. Esordisce col Rosario central , ma è con il Colon Cordoba, la terza squadra della sua città, che diventa leggenda. Alto, magro , capelli lunghi e barba incolta, sembra una rockstar anni settanta. E’ un volante sudamericano e gioca col 5. Quando gioca lui ” Esta noche juega El Trinche” , i biglietti costano il doppio. Inventa il ” doble cano” , il dribbling doppio a elastico, mandando il pubblico in visibilio.
E’ anarchico, anti conformista , e ama la vita. Jorge Valdano, il campione del mondo intellettuale, amante della poesia e della letteratura racconta con una metafora l’essenza del Trinche: se tu puoi raggiungere Buenos Aires in autostrada in poco tempo, lui no, lui prende la provinciale e ci mette ore godendo dei magnifici panorami. Si narra che , convocato per un ritiro della Nazionale argentina, durante il tragitto in macchina vide un fiume . Si fermò, vide le trote , pescò, e non andò al ritiro.
Forse è una leggenda, forse no ma spiega come un uomo, un calciatore diventa letteratura , e sogno, e immaginazione e incarni, sostanzialmente, magnificamente l’essenza del calcio popolare, del campione che rinuncia a essere ologramma, figura impalpabile e lontana, ricca e viziata , e decide di vivere e essere amato. Figura di cui senti il sudore, l’alito, l’ansimare. E’ come te, ma ti fa sognare.
El Trinche , smesso di giocare, viveva con una pensione sociale e aiutava il fratello a posare piastrelle.
El Trinche era, per Diego Maradona, il più grande di tutti.
El Trinche muore mentre due ragazzi cercano di rubargli la bicicletta.
Pensate, ha lottato per la bicicletta, quella che, per un cuore di bambino come il suo, gli permetteva ancora di volare e essere libero.
Quel giorno Tomas è volato via come un Dio, libero per sempre.

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Franco Cadoni

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