Era come una gattina zoppa. Si aggirava silenziosa , con gli occhi grandi e neri, su quella piazza piccola come piccolo era il suo mondo. Era la quinta figlia di una famiglia che era talmente povera da disinteressarsi completamente dei propri figli e lei, come una gattina ormai svezzata, si nutriva con pezzi di pane e un pò di quella compassione che le veniva regalata. Già, regalata perchè povertà e miseria erano una condizione che pareva eterna in quel paese che era Ittiri agli inizi del ‘900.
Poche famiglie detenevano quasi tutta la ricchezza. Poche famiglie che decidevano quando potevi sorridere e quando piangere.
Leonarda, così la chiamerò, aveva un leggero sussulto quando sentiva il rintocco delle campane della vicina chiesa. Non si può mai sapere cosa può destare interesse in una mente come quella di Leonarda. Era considerata ritardata, non veniva considerata dai più eppure, quel piccolo sussulto unito a quel dolce sorriso dopo il primo rintocco, lasciava intravedere, immaginare che in quel labirinto impenetrabile che era la sua testa vi fossero dei sentimenti, forse passioni chi può dire.
In quella vicina chiesa c’era il parroco, don Vincenzo. Era figlio di una ricca famiglia di possidenti. Allevatori e proprietari terrieri. Era buono e generoso. Amava il vangelo e mal sopportava lusso e ostentazione tra la sua gente. Non era sfuggita nel suo pellegrinare quotidiano tra le miserie del paese quella ragazzina dagli occhi grandi e dal sorriso dolce , e quando, sempre attratta da quei rintocchi di campana, lei si avvicinava nell’atrio ombroso della chiesa di S. Pietro lui la faceva entrare, la rifocillava e faceva sfogliare i libri nella sacrestia.
Questo fatto disturbava le pie donne che, vedendo quella matta aggirarsi tra quelle volte e tra i sacri paramenti della sacrestia, pensava fosse una bestemmia a nostro signore. Lo pensavano, ma se ne guardavano bene dall’esternare.
Trovavano conforto e comprensione, le pie donne, con don Pietro, il rubicondo, ambiguo e corrotto vice parroco. Raccoglieva il mal contento e , insieme a questo, parte dei ricchi raccolti insieme a olio, vino e pane . Era sempre sudaticcio e su di giri, con un sorriso falso e gli occhi di serpente. Era popolare tra le pie donne. Non parlava di povertà e uguaglianza e il vangelo non era la sua lettura preferita, però, stranamente era gentile con Leonarda. La invitava a casa per del pane con dell’olio e qualche volta le faceva bere del latte di mucca appena munto. Evidentemente , nel cuore di ognuno albergano tanti sentimenti, molti brutti ma taluni buoni, fosse anche uno e in questo caso quel taluno faceva onore a don Pietro.
Leonarda aveva trovato un rifugio tra quelle navate . Poteva sentire quei rintocchi di campana e sentire quell’affetto che non aveva mai conosciuto, e quella nuova condizione era evidente dal suo aspetto fisico: era ingrassata, il viso più rotondo, i fianchi più rotondi.
Zia Maria abitava in quella piazza vicino la chiesa. Era vedova da sempre e viveva con poco, ma era attenta. Si accorse che quel viso più rotondo, quei fianchi più rotondi non erano frutto del trovato benessere, della compassione di don Pietro. Osservava ogni giorno il cambiamento del corpo di quella dolce e ignara ragazza. Si accorse, tra l’altro, che il suo sorriso era meno aperto e i suoi occhi più spenti, quasi li abbassava quando le rivolgeva la parola.
Don Vincenzo era a Roma, e lei non sapeva che fare. Quella dolce e ignara ragazza era incinta.
A questo punto le testimonianze si confondono e non fu chiaro cosa avvenne, fatto sta che tutto il paese venne a sapere che qualcuno aveva violato quella candida e ingenua ragazza e, quel qualcuno, era quell’orribile , rubicondo e maleodorante vice parroco che, in un impeto di rabbia e dignità fu scacciato a pietre dal paese, tanto lontano da perdersi le tracce.
Don Vincenzo rientrò, venne a sapere e furono giorni di pena e penitenza per lui. Doveva immaginare, doveva proteggere quella ragazza dal demonio e non lo aveva fatto. Trovò la forza per reagire. Leonarda partorì una bellissima bambina, che crebbe, studiò e si sposò avendo dei figli, tutto con l’aiuto di quel prete che si spogliò di tutte le sue ricchezze per quella ragazza dolce e ignara.
Quando passo in quella piazza e sento il rintocco delle campane è come vedessi una bambina che alza i suoi magnifici occhi e mi sorride dolcemente come a dirmi – guarda che bello il rintocco delle campane, e come è rassicurante. –