Franco Cadoni scrittore per bambini

Manhattan

M

Partimmo da Manhattan verso Asbury Park. Il Port Authority bus terminal è un immenso piazzale in continuo movimento. Col mio amico Gianni , qualche giorno prima, avevamo visto i Ragazzi della 56° strada di Francis Ford Coppola. Per tutto il film il mio amico ripetè che era il film adatto per le liriche di Springsteen.
– Stevie Wonder mica è da buttare – dissi
– credimi, non c’è paragone . – insistette
Quel viaggio era già programmato, e vista la distanza di solo un’ora e mezza , prendemmo quel bus.
Infilai le cuffie , misi una cassetta straregistrata nello walkman, e ascoltai quel cantante misterioso. Dal finestrino il paesaggio divenne sempre più depresso e, pur non comprendendo quelle parole, sentii che ne raccontavano l’essenza. Avevo come l’impressione che quella fosse l’altra faccia del sogno americano. Fabbriche dismesse, strade via via più malconce e una umanità sempre più depressa. Pareva una discarica di sogni infranti.
L’ Oceanic Inn motel, nonostante il nome pomposo, aveva muri scrostati e un proprietario che pareva infastidito dal nostro arrivo. Guardava alla tv una partita di baseball fumando una sigaretta con una mano mentre con l’altra teneva una birra.
Ci diede le chiavi, dopo che pagammo, e probabilmente ci mandò affanculo.
Avevamo fame, uscimmo e trovammo un pub di chiara matrice irlandese. Il Kim Marie’s eat n drive away. Mangiammo irish egg rolls e fish & chips, il tutto molto innaffiato da birra. Il mio amico fece conoscenza con un cameriere afro – americano e, non so come, riuscì a intavolare una profonda discussione in una lingua che era un miscuglio di sardo, spagnolo e inglese. Tant’è che ci diede informazioni fondamentali. Bruce Springsteen si esibiva spesso allo Stone Pony, e lui ci avrebbe accompagnato.

Era un locale come tanti, ma molto vivace. Un palco in fondo, fumo e fiumi di birra. Musicisti, ragazze e operai in tuta. A un certo punto si sentì un riff di chitarra, qualcuno parlò al microfono , ci furono applausi e una band suonò. Non era Springsteen.
Lui non venne il giorno, e nemmeno Little Steven e fummo sfortunati.
Lo vidi, però, due anni dopo in Francia, e lo ascolto ancora.

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Franco Cadoni

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