Tiu Franziscu Canu, capostipite di una famiglia di professionisti e imprenditori, era vissuto da sempre in mezzo a donne pie e castissime. Una madre devotissima alla Madonna, quindi zie, cugine che, ogni pomeriggio, si ritrovavano per il rosario a recitare nenie interminabili che risuonavano negli ampi saloni della loro casa.
Franziscu era devoto a Bacco, tanto da immaginarsi neonato surgere dalle mammelle dell’ottimo vino anzichè latte.
Conduceva una vita allegra, frizzante. Era anche molto serio sul lavoro, rispettoso per carità, soltanto che quando c’era da organizzare cene e feste era imbattibile. Aveva tanto, condivideva tanto. Questo era un grande cruccio per la madre, per le zie e per le cugine, infatti nei loro rosari una preghiera era per quello spirito dissoluto .
Si sposò con una donna forse più pia della madre e la festa di matrimonio durò una settimana, forse più.
– voi avete i vostri santi, io il mio. – ripeteva quando, in riunioni allargate veniva stigmatizzato.
Intanto il tempo passava, nascevano figli, nipoti e insieme a questi i problemi di salute per il nostro Tiu Franziscu.
– non devi più bere. – tuonò il suo medico e amico.
Il vino fu bandito in quella casa. Franziscu non si dava pace ma poi si rassegnò.
Fece allora un discorso serissimo di consapevolezza e giurò di fronte al ritratto severo della sua povera madre che – mai più berrò, mai più. –
Iniziò a fare donazioni alla chiesa e commissionò a un suo amico artista una quantità enorme di statue di legno in cui la Madonna appariva bellissima e soave.
Riempì la casa di queste, ci parlava continuamente, fu preso da una febbre mistica che lo faceva delirare, tremare sotto lo sguardo felice e compiaciuto di moglie, zie cugine e figli e figlie.
Come è inevitabile passò ancora del tempo, Tiu Franziscu era in quel letto a baldacchino che lo teneva prigioniero. Aveva le ore contate. Fu chiamato il prete per l’estrema unzione e, per un attimo, furono lasciati soli.
– Ha espresso il desiderio di avere una delle sue amate statue . – disse il prete con aria soddisfatta.
Gli avvicinarono con solerzia una delle statue e Tiu Franziscu, con inaspettata forza la capovolse e la portò alla bocca – cazzu, ma custa cosa non falada.! –
Scoprirono così le statue riempite di vino.